Altro che bella e incompiuta: tosta, compatta e rocciosa, Arsenal realtà Premier

LONDRA - In tanti sostengono troppo agevolmente come l'Arsenal sia la solita realtà bella e incompiuta. La squadra più bella esteticamente da ammirare, quella che fa intrattenere, ma poi alla fine pur sempre incapace di raccogliere. Un concetto semplicistico, forse da bar, mai analizzato in profondità, mai effettivamente contestualizzato. Un concetto che rievoca l'ultimo decennio Wenger, quando in Premier i Gunners furono incapaci d'andar oltre la lotta al quarto posto, ma che pur sempre significò trionfi sotto l'arco di Wembley tra tre FA e tre Charity, tra l'altro. Un concetto, nell'argomentazione centrale quasi da editoriale di questo articolo, che va analizzato, scomposto, sviscerato. Per confutarlo. Perché siamo in Premier. Già, siamo in NBA. Dove tutti fanno punti con tutti, dove come sempre ogni weekend può succedere di tutto ed il contrario di tutto. Sono tutte forti, di base. Ma soprattutto ci sono istituzioni. Le più vincenti dell'ultimo decennio. Che sanno come si fa corsa e come si vince, riacciuffarle è complicato. Nel Prime del City di Guardiola l'Arsenal non era ancora pronta, e s'è fatta sorpassare, sì, ma a medie clamorose: sfiorare i 90 punti e perder Premier, è successo anche questo. L'anno scorso Liverpool ingiocabile. Quest'anno, col City in ricostruzione, forse l'anno giusto. L'Arsenal è lì, perché nel frattempo ha irrobustito, e continua ad esser macchina da punti pesanti, anche loschi, sporchi e su palla inattiva, su tutti i campi. Batterla è complicatissimo. Nonostante calendario contratto, profondità di rosa (di duri, eccome) infinita. Oggi ci sono 24/26 giocatori che remano tutti dalla stessa parte, affamati. Cambiando l'ordine degli addendi e sopperendo ad infortuni.. il risultato non cambia. Ecco perché, Piers Morgan su tutti, spingano che 22 anni dopo gli Invincibles.. si possa fatidicamente tornare sul trono d'Inghilterra.